Ode alla bicicletta - Poesia di carla vercelli (Impressioni): La velocità è quella più giusta: / colui che guida di certo non gusta / i gelsomini tra le case accese, / sul ciglione la quercia secolare, / il fieno affastellato nel covone // e nemmeno è troppo salutare / il passo indaffarato del pedone / con sul telefono
martedì 23 giugno 2020
Ode alla bicicletta - Poesia di carla vercelli (Impressioni)
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mercoledì 10 giugno 2020
Dispersi su altre onde
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domenica 7 giugno 2020
L'affresco
La ridda dei secoli l’ha appena sfiorato,
guerre, saccheggi, dominazioni,
l’andirivieni di gente d’ogni sorta,
i regressi, le invocate evoluzioni,
il confuso compiacimento di una falsa fede,
l’acume del tramonto e dell’alba il brio,
l’ilarità del vento che spegne il lume
della ragione, delle foglie e del frate guardiano:
tutto questo ha appena imbronciato
il viso del bambino dal caschetto biondo;
ben quattro ali ancora possiede
che lo figurano cherubino, serio e giocondo
sull’affresco scrostato del vecchio convento
sotto la volta a crociera della porta.
Il pellegrino ivi giunto in cerca di clemenza
a malapena lo nota
piuttosto dalla vista del lago lontano
rapito
si perde sulla vetta del Rosa,
maestoso, nella distanza immota.
Lo straniero ora non s’affanna
all’ombra dell’ulivo riposa
lo sguardo segnato illimpidito;
nascosto, il solerte angioletto
sotto l’arco del chiostro del milleseicento.
Il viandante sente da dentro
lo sciogliersi di nodi che l’avevano chiuso.
Avverte un’immensa fiducia,
non del genere umano la purezza,
di questa da troppo tempo si è illuso,
ma della perduta innocenza
la fiducia.
Sulla nuca una lieve carezza,
si gira per un momento,
la gota che brucia...
Dell’angelico putto
dal biondo intelletto,
che è lì senza corpo,
infine s’avvede, infine s’è accorto
infine comprende se stesso, forse Dio,
forse Tutto.
guerre, saccheggi, dominazioni,
l’andirivieni di gente d’ogni sorta,
i regressi, le invocate evoluzioni,
il confuso compiacimento di una falsa fede,
l’acume del tramonto e dell’alba il brio,
l’ilarità del vento che spegne il lume
della ragione, delle foglie e del frate guardiano:
tutto questo ha appena imbronciato
il viso del bambino dal caschetto biondo;
ben quattro ali ancora possiede
che lo figurano cherubino, serio e giocondo
sull’affresco scrostato del vecchio convento
sotto la volta a crociera della porta.
Il pellegrino ivi giunto in cerca di clemenza
a malapena lo nota
piuttosto dalla vista del lago lontano
rapito
si perde sulla vetta del Rosa,
maestoso, nella distanza immota.
Lo straniero ora non s’affanna
all’ombra dell’ulivo riposa
lo sguardo segnato illimpidito;
nascosto, il solerte angioletto
sotto l’arco del chiostro del milleseicento.
Il viandante sente da dentro
lo sciogliersi di nodi che l’avevano chiuso.
Avverte un’immensa fiducia,
non del genere umano la purezza,
di questa da troppo tempo si è illuso,
ma della perduta innocenza
la fiducia.
Sulla nuca una lieve carezza,
si gira per un momento,
la gota che brucia...
Dell’angelico putto
dal biondo intelletto,
che è lì senza corpo,
infine s’avvede, infine s’è accorto
infine comprende se stesso, forse Dio,
forse Tutto.
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